Chiara Padrini
Suiseki Art
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SUISEKI – L’arte di Dio

di Chiara Padrini
Saper Osservare

Classificare una pietra, e conoscere le sue qualità strutturali, è certo importante, ma percepire il valore estetico e suggestivo del materiale che ci consentirà di entrare veramente nell’affascinante mondo del suiseki.
Il suiseki per di più, è una forma d’arte anomala, per chi la pratica, le capacità tecniche-artistiche sono in gran parte lasciate a madre natura ed il collezionista è chiamato principalmente a saperle riconoscere: ovvero individuare e valorizzare un’opera d’arte già fatta. Quindi gli strumenti da saper utilizzare bene sono: la coscienza visiva, la sensibilità, la raffinatezza estetica e di immaginazione. Lo sforzo è proprio quello di sviluppare una propria coscienza visiva ed artistica Il grande Maestro Katayama scriveva: “ si può affermare che il modo di vedere il suiseki nasce dalla continua e intensa osservazione del panorama naturale vicino e dalla continua pratica della bellezza”.



Ho scelto la sagoma di una famosa montagna, il Monte Cervino. Per iniziare si tracciano le linee essenziali del disegno che evidenziano la dinamica del triangolo scaleno



Un maggior attenzione ai dettagli e alla complessità delle linee- e un immaginario daiza a farci sperare di incontrare una pietra così bella. Il triangolo aureo sopra disegnato, verifica la quasi perfetta distribuzione delle masse della montagna


Diviso in tre parti il disegno mostra come i punti focali della pietra-montagna , sia i picchi posti in terzi orizzontali diversi, che le linee diagonali del disegno, raggruppate in gran parte in un terzo verticale, vanno a porsi in sezioni diverse. La complessità del disegno risulta armoniosa e nello contempo dinamica.


Io non l' ho ancora trovata, ma questo mio piccolo suiseki che riprende la parte focale della montagna, mi fa sperare di incontrare prima o poi il paesaggio completo.

La coscienza visiva ci deve fornire i parametri di una immagine che abbiamo costruita nella mente attraverso la visione di paesaggi e figure nonché della percezione dei particolari. La mente guida gli occhi all’osservazione e valutazione della qualità di ciò che si guarda, mentre gli occhi devono saper ignorare ciò che intorno può distrarre. Dobbiamo quindi allenarli a cercare ciò che è valido e portare la mente a fare una scelta coscienziosa. Attenzione però, spesso l’emozione interviene sul controllo dell’immagine. L’impatto suggestivo generale, a volte anche favorito dalla particolare situazione, come il piacere di trovarsi con amici, in mezzo alla natura, in una bella giornata a cercar pietre, può enfatizzare il valore di un soggetto, che, immancabilmente, scompare ritornati a casa.


Questa splendida montagna del Veneto l'Averau sembra riprodotta nel suiseki di Andrea Schenone esposto al Congresso di Shanghai 2003

Che fare? Fin tanto che sono si sono sviluppati gli automatismi di scelta, ci si può affidare all’applicazione di regole estetiche e geometriche che ci riportano agli standard ideali. La familiarità geometrica acquisita permetterà alla nostra mente di applicare un “retino” nel quale inserire la sagoma del materiale rinvenuto e valutarlo.
I Giapponesi applicano la SAN MEN NO HO, cioè la regola per ammirare l’equilibrio complessivo del suiseki. San men significa 3 superfici, e comprende lo zengo:davanti e dietro, sayuu : sinistra e destra, e soko: base. E’ un metodo accettato da molti e stabilito da un certo signor Eiji Yoshimura.
Vengono considerate pietre pregevoli quelle ben proporzionate sia dal punto di vista del volume che della forma, ed armoniose in quanto dimensione, profondità e forma di queste superfici. Per esempio, se esistono falde nella parte frontale di una Toyama (pietra montagna lontana) ce ne devono essere anche nella parte posteriore. Quando c’è una sporgenza accentuata a sinistra, si deve riscontrare una certa prominenza anche a destra. Queste caratteristiche non devono però essere uguali, quindi ripetitive.
Per il fondo, la superficie deve permettere che la pietra sia stabile, sia per il suo posizionamento che per l’aspetto.
In occidente vengono invece applicate regole matematiche, geometriche e di composizione del disegno.
Ci si ricollega alla regola aurea: il Phi di Fidia, che non va confuso con il P greco (ottima la sua descrizione sul libro “angeli e demoni” di Dan Brown), e alla sequenza dei numeri primi del matematico italiano Fibonacci. Inoltre si osserva anche la divisione del disegno in terzi.
L’osservazione delle montagne e dei paesaggi che ci circondano o che conosciamo ci portano ad affermare che si rinchiudono geometricamente entro le linee di un triangolo immaginario. Possono essere classiche vette come il Cervino, che qui ho preso come quasi perfetto esempio, o un intreccio di triangoli nelle catene di montagne.
Ritagliare queste sagome, con la nostra mente e porle su ipotetiche basi o vassoi, ci permetterà un buon allenamento della coscienza visiva.
La varietà dei triangoli ci porta a prendere in considerazione soprattutto quello scaleno, essendo il triangolo equilatero troppo statico, che produce indifferenza all’osservatore, mentre la tensione visiva si accresce un poco in quello isoscele, migliorando la dinamicità della pietra, ma non raggiungendo la capacità suggestiva di un triangolo scaleno.
Ben si addice a un suiseki l’applicazione della regola aurea espressa dalla sequenza dei numeri primi di Fibonacci.
Tale sequenza : 1+1=2 1+2= 3 2+3 =5 3+5=8 5+8=13……. Viene generalmente applicata nel sulla combinazione 3 + 5 = 8., vedi disegno.
Nel tener conto dei vari elementi che compongono il disegno, soprattutto quando questo è complesso, è bene ricorrere anche alla divisone in terzi.
Il Colbricon , sempre nella regione del Veneto in Italia, si rispecchia nelle linee di questa pietra italiana ora nella collezione del Signor Marc Vail - USA

Può sembrare che una pietra abbia una sagoma massiccia ed inconsueta, ma questo mio suiseki è un valido sosia di una montagna che potete ammirare se venite in Italia, nel Veneto. Anche questa pietra ha ricevuto l'ammissione all'esposizione di Shanghai dell'aprile 2003.
Nel gioco delle suggestioni possono entrare anche solo particolari elementi. In questo caso con la suggestiva superficie profondamente rigata delle rocce di Montefior si ritrova nella pietra arenaria di questo splendido esemplare anch'esso della collezione di A. Schenone


Astratta o copia delle Towers of Utah and Arizona? Il gioco non avrà mai fine. La pietra è di A. Schenone

L’ immagine viene divisa sia orizzontalmente che verticalmente in tre parti e i punti focali del disegno, siano ad esempio un picco o un altro elemento secondario, come un lago, una cascata oppure particolari sequenze del disegno come diagonali ricorrenti, devono occupare terzi diversi mentre la cima principale deve tagliare in due la linea del primo terzo.
Gli esempi tratti dall’esame della sagoma del Monte Cervino ci mostrano come applicare questi strumenti.
Con il passar del tempo e l’esercizio avremo impresso nella nostra mente un valido schema che ci permetterà di selezionare le pietre con buone caratteristiche e visualizzare subito gli elementi di disturbo, antiestetici o addirittura incongruenti.


John Ford Point nella Monument Valley è uno dei panorami più famosi al mondo. L'ho accostato a questa mia pietra ancora da pulire anche per mostrarvi come vengono trovate le pietre italiane. Sotto un talvolta spesso deposito di materiale, che richiede un lungo lavoro di pulitura, emerge la bellezza della pietra.
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