Chiara Padrini
Suiseki Art
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La natura estetica dello Zen: i sette attributi essenziali

di Chiara Padrini
Applicandosi in forme d’arte nate e sviluppate con peculiari connotati in Oriente, diventa necessità conoscere quali siano stati i germogli culturali che le hanno prodotte e i temi che costituiscono i “leitmotiv” dominanti nella ricerca espressiva.
L’argomento è certo enorme e forse non completamente assimilabile perché la nostra cultura di occidentali è fatta di esternazione e di proiezione. Popoli di conquista, religioni per spiriti missionari, gusto del dramma come catarsi purificatrice. Mal si addice all’introspettivo e, generalmente difensivistico mondo orientale. Se poi si approda in Giappone, certe caratteristiche sono state ancor più accentuate dalla natura di isola e dal suo secolare isolamento. Ma va anche osservato che, nonostante lunghi periodi di isolamento, il Giappone ha sempre dimostrato di essere una spugna culturale, assorbendo tutti gli apporti culturali che sbarcavano sulle sue isole.
Si può dire che il Giappone non ha mai brillato per aver creato idee originali, difficile individuare scienziati, filosofi o artisti che abbiano aperto nuovi orizzonti. Però questo non significa che questo popolo sia privo di immaginazione, ma solo che ha lasciato la sofferenza della creazione agli altri, dimostrando una enorme capacità di metabolizzare e di sintetizzare gli apporti artistici e culturali facendoli diventare una sorta di prodotto locale, e, incredibilmente mettendo un’etichetta DOC, riconosciuta poi dovunque. Si può fin arrivare a pensare che venga reso irriconoscibile un prodotto agli stessi che l’ hanno creato.
Delle varie voci che compongono il puzzle culturale del Giappone, certo l’importanza dello Zen è il tassello intorno a cui ruotano le varie forme artistiche.
Introdotta verso la fine del XII secolo da monaci che erano andati in Cina per studi, questa dottrina era nata circa sei secoli prima, con il nome di Chan. Applica lo stesso metodo che il Buddha aveva adottato per raggiungere l’illuminazione, attraverso la meditazione. Solo per documentazione, questa setta era divisa in due rami: il Rinzai e il Soto. Il primo si diffuse tra i circoli artistici e militari, e insegnava che l’illuminazione poteva arrivare all’improvviso, attraverso “stimoli archimedici” capaci di rimuovere subito blocchi mentali e aprire la mente all’illuminazione. La pratica nei monasteri era molto austera e dura. Tra il popolo rurale si diffuse invece la scuola Soto, più morbida, secondo la quale l’illuminazione giunge in modo graduale, mediante una costante meditazione e il lavoro assiduo.
Lo Zen , sappiamo, influì in modo decisivo in ogni forma artistica e definirlo è quasi impossibile.
Una concisa spiegazione la diede, non molto tempo fa, lo scrittore Shin’ichi Hisamatsu. Egli disse che la natura estetica dello Zen sarebbe fondata su sette attributi essenziali. Questi caratteri sono facilmente riscontrabili in tutte le opere di artisti o artigiani (la differenza tra di loro è molto labile) cresciuti in questo spirito. Senza entrare in questioni filosofiche, ecco queste caratteristiche illustrate brevemente.
Il famoso maestro calligrafo Tetsusan Shinagawa . Egli scrisse: ogni cosa che è, ritorna al nulla. Quando hai imparato tutto, diventi nulla, e da qui inizierai ad essere senza limiti. E’ difficile arrivare al reale nulla, ma è anche facile. Rimanendo semplici nella vita quotidiana, pensando e essendo sensibile a qualsiasi cosa possa arrivare, aprirai la strada alla pace spirituale e all’illuminazione. Tutto termina del nulla.

1 – ASIMMETRIA
Nelle composizioni pittoriche del periodo Heian si tendeva a perfette combinazioni simmetriche. I pittori Zen invece, si basano sull’asimmetria. Nel concetto Heian si vuole rappresentare la perfezione, nello Zen, al contrario, questo concetto lo si deve evitare perché ostacolo nel cammino che conduce alla verità. Questo principio viene applicato anche nella vita quotidiana e non solo nell’arte. Per esempio, in un Tokonoma il soggetto principale sarà posto in posizione decentrata. Se è un vaso di fiori, questi saranno sistemati in modo che sporgano dall’orlo, come lo sarebbero naturalmente lungo un sentiero di montagna. In un dipinto le montagne sono raggruppate in un lato, o una figura spingerà lo sguardo al di là del limite del dipinto.

2 – SEMPLICITA’
Ciò che non è necessario o non sta al proprio posto è considerato ostacolo alla mente zen che deve restare sgombra. Una stanza, soprattutto quella del thè, è spoglia, pulita e libera. I soli ornamenti sono posti nel Tokonoma in modo che si possano contemplare senza alcuna distrazione. I rotoli vengono eseguiti a inchiostro su carta, ed è preferibile evitare i colori, perché se l’artista non è padrone della perfezione della sua arte, può disturbare il soggetto.

Un bravo pittore zen sa ottenere con l’inchiostro la resa dei colori di una foglia di acero in autunno o il freddo dell’inverno e la trasparenza della luna tra le nuvole.

“L’abete vive mille anni,
la gloria del mattino un solo giorno;
eppure entrambi hanno adempiuto
al loro destino”.

Obaku Kosen (1633-1695) Obaku Kosen è famoso per la sua eccezionale calligrafia e i raffinati dipinti Zen. In questo caso raffigura Hotei, una delle più celebri figure zen solo dipingendo la sua sacca e il suo bastone.

3 – SEVERITA’ O ASCIUTTEZZA.
Sono caratteri propri dell’età matura: l’essere esausti e logorati, invernali; al contrario della fiorente primavera o della sensuale estate. L’arte ispirata allo Zen dipinge figure umane ossute, rugose, segnate dalla vita. Il superfluo viene omesso perché risalti l’essenziale, per esempio un cachi rinsecchito o la resina di un vecchio abete. Questa asciuttezza estrema trova la massima espressione nella “bellezza consunta” come si può gustare nella patina di un suiseki a lungo curato, nelle crepe di un tronco, nelle venature di un piatto di porcellana o nelle smussature di un vecchio mobile. Qualcosa infondo che sembra essere appartenuto all’uomo, ma oramai più vicino al mondo degli spiriti.

“L’autunno è arrivato!
Anche se l’occhio
non lo percepisce,
lo annuncia il suono
del vento che soffia”.

Collezione Andrea Schenone - “soffio di vento”


4 – NATURALEZZA
La naturalezza, nell’arte Zen, non nasce dalla semplice innocenza, ma si ottiene dopo aver acquisito una tale esperienza che l’atto creativo nasce “da sé”, senza che si debba “pensare”. Mi viene in mente un aneddoto su Picasso. Dipinse un’ infinità di colombe. A chi un giorno gli chiese di disegnargliene una, impiegò pochi attimi e pochi tratti. Chiese al committente una cifra considerevole. L’acquirente stupito gli domandò se non era troppo per un lavoro che aveva richiesto pochi attimi. Picasso rispose che quei pochi attimi erano il frutto di tutta una vita di esercizio.
Importante è capire che la naturalezza implica onestà. Significa quell’espressione, quello stato ottenuto con la maturazione. La patina, per esempio, se è naturale è molto diversa da quella che si può ottenere con mezzi artificiosi. La naturalezza è sinonimo di onestà.
Colomba

Pablo Picasso

5 – PROFONDITA' O RISERVATEZZA
Queste caratteristiche sono la qualità nascosta dell’arte Zen. Non tutte le cose vengono percepite subito. Occorre uno sforzo personale per capire l’oggetto osservato. Immaginare che ci sia una porta da aprire su un altro mondo. Non è una qualità che si possa falsificare, per ottenere quell’atmosfera occorre un grande artista. Per cogliere i significati di queste opere d’arte bisogna avere la mente sgombra e un profondo atteggiamento di osservazione. Il modo migliore è di lasciar spazio all’intuizione, in quanto queste opere sfuggono ai normali esami analitici di un critico d’arte.

“Il sentiero di montagna sotto
una coltre di neve,
sinuoso tra le pietre
è giunto alla fine.
Qui c’è una capanna,
il proprietario è tutto solo;
non ha visite
e non ne aspetta”
Sen-no Rikyu (1521-1591)

Collezione Chiara Padrini:

"Qui c’è una capanna,
il proprietario è tutto solo"
6 – NON-ASSOGGETTAMENTO
Anche se molto disciplinato, il seguace zen è uno spirito libero e forse un po’ bizzarro. Fra i più noti Maestri ci sono figure di eccentricità e anticonformismo fuori dal comune.
Non deve esserci adesione a idee preconcette, queste sono limiti per lo spirito e la mente. Nella pittura l’artista deve rifiutare ogni direttiva e regola perché la sua mente possa operare senza nessun ostacolo, in assoluta libertà. Anche nella pratica quotidiana, per esempio, un vero artista zen non si deve preoccupare se il suo unico pennello si rompe, anzi, libero da convenzioni, può dipingere con fili di paglia o con le dita della mano.
Bunjin del maestro Susumu Sudo

7 – TRANQUILLITA’
Quest’ultima caratteristica si riferisce allo stato d’animo dell’artista. Prima di incominciare deve essere sereno e tranquillo, perché le inquietudini o lo stress, si rifletterebbero sul lavoro. Calma meditativa. Prima di mettersi all’opera, qualche attimo di raccoglimento, non pensare al lavoro da fare, ma liberare la mente da ogni pensiero. Solo dopo anni di esercizio, raggiungendo questo stato, la sua mano potrà essere guidata direttamente dallo spirito.

“Il cortile è stato ricoperto
dagli aghi caduti
del pino;
non c’è agitare di polvere
la mia mente è serena!”
Sen-no Rikyu (1521-1591)

Bibliografia: “L’arte dell’estremo oriente”- ed. Köneman
Collezione Chiara Padrini:

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